Una carriera fondata sui conti svizzeri

Dal 1997 al 2020, tutti i momenti cruciali dell'ascesa di Attilio Fontana coincidono con evoluzioni del tesoro sottratto al fisco. Manca l'ultimo capitolo: le spiegazioni e le dimissioni

  • La madre di Attilio Fontana apre il conto svizzero 247-683404 nel 1997, quando la carriera politica del figlio è appena iniziata: nel 1995 è diventato sindaco di Induno Olona. Fontana continuerà a poter gestire quel conto per tutta la sua carriera politica.

  • Nel 2005, prima che Fontana lasci la presidenza del consiglio regionale per fare il sindaco di Varese, la titolarità dei soldi svizzeri passa a un trust delle Bahamas. Giusto in tempo per evitare il rischio di una nuova imposta europea sui conti svizzeri.

  • Anche il momento cruciale della carriera politica di Fontana è legato al conto svizzero: nel pieno dell’emergenza del Covid-19, lui cerca di far arrivare 250mila euro all’azienda del cognato. Tuttora non sappiamo perché, dopo che le versioni del governatore si sono rivelate false o incoerenti.

Attilio Fontana nella campagna per le regionali del 2018. (Foto LaPresse)

Le dimissioni di Attilio Fontana dalla presidenza della Regione Lombardia sono necessarie per molte ragioni, ma una è più urgente delle altre: perché la sua intera carriera politica si intreccia con la storia del conto svizzero 247-683404. Quello su cui, nel 2015, si trovavano 5,3 milioni di euro.

La permanenza di Fontana al suo posto sarebbe l’equivalente politico di uno scudo fiscale: la sanatoria di comportamenti inaccettabili. Dai documenti rivelati su Domani da Giovanni Tizian, sappiamo che il conto 247-683404 viene aperto nel il 4 novembre del 1997. Non erano passati neanche due anni dal 4 maggio del 1995, quando Fontana è stato eletto sindaco di Induno Olona (Varese) per la Lega. 

Il conto è intestato alla madre, Maria Giovanna Brunella, ma la procura a operare è del figlio. Tradotto: Fontana può depositare e prelevare somme sul conto. In quella fase è ancora un avvocato, sua madre, 74enne, è una ex-dentista che, si suppone, vive della sua pensione. Il padre di Fontana era un medico di base. Secondo la versione che Fontana ha dato a Repubblica e poi al Foglio, quei soldi erano dei suoi genitori. 

Ha anche detto, al Foglio, che “fino alla morte di mia madre non me ne sono occupato perché non ne avevo bisogno, guadagnavo bene con il mio studio da avvocato”. E già questo commento merita una analisi attenta: per Fontana in questa vicenda non c’è mai un problema etico, nascondere soldi al fisco italiano non è mai un comportamento riprovevole (“se i miei genitori hanno commesso violazioni, non spetta a me giudicarli”). 

Stiamo un attimo al rapporto con i genitori. 

I soldi sul conto svizzero hanno una provenienza non chiara ma sicuramente irregolare, per ammissione dello stesso Fontana, che deve sanare il tutto con la voluntary disclosure del 2015, che azzera il rischio di sanzioni dall’Agenzia delle entrate (ma non cancella gli eventuali reati commessi per accumulare i fondi). 

La signora Maria Giovanna Brunella, quindi, nel 1997 crea una connessione formale tra il figlio appena arrivato al suo primo successo politico con la Lega e un conto con sopra fondi sottratti al fisco, con il rischio di creare non pochi problemi al neo sindaco. E lo stesso Fontana, invece che fiutare il pericolo di trovarsi con potere di firma su un conto che nasconde un tesoro irregolare, si tiene la procura per poterlo usare. 

Comportamento singolare: se fosse vera la storia raccontata oggi dal governatore, sembra un potenziale suicidio politico. I soldi sono dei genitori, che vanno anche in Svizzera a occuparsene, lui non sa che farsene perché guadagna bene ma si espone al rischio di passare per evasore, o almeno per beneficiario di un’evasione. 

Sarebbe poi interessante capire chi l’avrebbe fatta, quell’evasione: il padre? Poco probabile, perché un medico di famiglia al massimo può farsi pagare in nero qualche visita. La madre dentista? Certo, con prestazioni da migliaia di euro (all’epoca milioni di lire) in nero di tesoretti se ne accumulano. Ma perché aspettare l’entrata in politica del figlio per spostarli in Svizzera? Prima li tenevano sotto il materasso? E gli anni Novanta non sono più l’epoca degli “spalloni” che portavano banconote oltre confine nelle valigette. E’ più un’epoca da bonifici estero-su-estero. 

Da utilizzatore finale del conto svizzero, Fontana prosegue sereno la sua carriera politica lombarda. Diventa presidente del Consiglio della regione Lombardia tra il 2000 e il 2005: sono gli anni di Roberto Formigoni, il centrodestra è così forte che fa sia da maggioranza che da opposizione. Formigoni governa, Fontana lo contesta, reclama spazio, si avventura in ardite teorie istituzionali in base alle quali le regioni dovrebbero essere governate dai consigli (cioè dalla Lega, cioè da lui) e non dalla giunta (l’organo di governo che rispondeva a Formigoni, cioè a Forza Italia). 

E’ una battaglia continua che, a un certo punto, sembra culminare nell’autodistruzione, con la Lega che minaccia di correre da sola contro Forza Italia alle regionali del 2005. Poi tutto si ricompone, Formigoni rivince, Fontana viene confermato alla presidenza del consiglio della Regione per un altro mandato. 

In quegli stessi anni sul conto 247-683404 si sono accumulati milioni di euro. Li hanno portati tutti i genitori di Fontana? Nel 2005 la signora Brunella ha superato gli 82 anni, è sempre lei che continua a occuparsi del conto corrente? Doveva avere ottimi consulenti fiscali, la signora Brunella (o chi per lei vigilava sul tesoro svizzero), che nel 2005 le hanno segnalato il rischio potenziale di pagare qualche tassa su quei soldi che con tanta cura erano stati nascosti al fisco italiano per più di un decennio. 

Come ha ricostruito Vittorio Malagutti sull’Espresso, il primo luglio del 2005 entra in vigore un accordo tra la Svizzera e l’Unione europea: le banche svizzere, come l’Ubs che ospita il conto dei Fontana, sono chiamate a prelevare un’imposta del 15 per cento sui rendimenti delle obbligazioni intestate a persone fisiche. Non sia mai. 

Fontana viene confermato presidente del consiglio regionale il 6 giugno 2005, tre settimane prima che la madre (si suppone con il suo consenso, vista la procura a gestire il conto) metta al sicuro i capitali al riparo dalla potenziale nuova imposta. 

Tre giorni dopo l’accordo europeo sull’imposta del 15 per cento, i Fontana spostano tutti i soldi: restano in Svizzera, sempre all’Ubs, ma passano dal conto intestato alla signora Brunella a quello numero 247-679102 che non è intestato a una persona fisica, ma al trust Montmellon Valley delle Bahamas, cioè a un’entità giuridica che ha il principale scopo di schermare l’identità del vero beneficiario. Sul vecchio conto 247-683404  restano 10mila euro (altra bizzarria di questa storia: nel 2009, il primo degli anni su cui abbiamo informazioni grazie alla voluntary disclosure, di euro ce ne sono 46.648, e chissà come ci sono arrivati visto che è “infruttifero”, cioè non produce rendimenti). 

Dopo aver messo al sicuro i soldi, con la garanzia che a tempo debito torneranno a lui in quanto beneficiario dopo la morte della madre, Attilio Fontana lascia un po’ a sorpresa la poltrona di presidente del Consiglio di regione Lombardia per fare quello che sembra un passo indietro: si candida a sindaco di Varese, vittoria scontata, nessun brivido nella competizione. In quella fase dentro il partito ci sono molte rivalità, tante ambizioni. A Formigoni di sicuro non dispiace veder sparire un alleato un po’ troppo irrequieto. 

Anche nella sua nuova vita in provincia, Fontana cerca di tenere un profilo nazionale. Scrive lunghi editoriali sulla Padania, il quotidiano leghista, per invocare il federalismo fiscale, cioè meno tasse e più fondi per il nord. Il 3 ottobre 2010, per esempio, scrive che “Vanno premiate le amministrazioni virtuose, quelle che offrono servizi di qualità e capaci di riscuotere i tributi con la lotta all’evasione”. Sull’argomento, in effetti, qualche competenza Fontana l’ha maturata. 

Abbonati a un prezzo scontato

Il resto è vicenda di questi giorni.

Nel momento cruciale della sua carriera politica, quando da presidente della regione Lombardia si trova a gestire il dramma sanitario del Coronavirus, Fontana continua a trovare tempo ed energia per il suo antico conto svizzero. L’azienda del cognato, partecipata dalla moglie, prima prova a vedere camici alla centrale acquisti della regione, la notizia arriva ai giornalisti di Report, Fontana si trincera dietro una serie di bugie: non sapeva nulla, sapeva ma non c’era niente di illecito, sapeva ma ha fatto trasformare il contratto in donazione, però in realtà la natura del contratto non è mai cambiata davvero, era un gesto di generosità del cognato, però lui sente l’urgenza di risarcirlo. E il 19 maggio del 2020 prova a fargli avere 250 mila euro dal conto svizzero, passando da un conto italiano per far risultare l’operazione Italia su Italia invece che Svizzera-Italia. Poi deve congelare il bonifico perché si rifiuta di fornire al diligente funzionario di banca tutti i documenti necessari per rispettare la normativa antiriciclaggio. 

Dal 1997 al 2020 tutta la carriera di Fontana è stata legata a quel conto svizzero. Manca ancora l’ultimo capitolo: quello nel quale il governatore della Lombardia ci spiega l’origine di quei soldi, il senso delle variazioni del saldo del conto negli anni (tutti investimenti? Prelievi? Depositi? E di chi e con quali fondi?), poi si dimette e va a godersi il suo tesoretto. Oppure, meglio ancora, lo restituisce ai contribuenti cui è stato sottratto. 

Abbonati a un prezzo scontato